L’amour

Istruzioni per l’uso:
cantare a squarciacuore, a stomaco vuoto o pieno di sole farfalle.

Mode d’emploi: chanter à tue-tête, à jeun ou avec des papillons dans le ventre.

Comprehensive guide: Singing as you like, much better if you get a pit in your stomach.

L’amour

[Strofa/verse 1]

L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour

[Ritornello/chorus]

L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour

[Strofa/verse 2]

L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour

[Ritornello/chorus]

L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour

[Strofa/verse 3]

L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour
L’amour, l’amour, l’amour

dadaFra

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Nottambulo

Cammino per strade deserte e silenziose

le luci dei lampioni, come molliche di Pollicino

il buio, una coperta sui tetti e sulla città che dorme

ognuno immerso nella placenta rassicurante fatta di sogni.

Cammino in questa notte

che puntuale come vento porta via quel che il giorno ha lasciato.

E’ quasi giorno

raccolgo le molliche

lascerò il posto a voi sognatori.

dadaFra

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Chiama gli alberi per nome

Chiama gli alberi per nome

non sono abituati, ti riempiranno di attenzioni

tocca loro i rami, ricambieranno il gesto, scaldando le tue mani

poggiati su loro, ti canteranno del vento ora ingannevole ora scherzoso

ti racconteranno dei baci libertini di un primo sole primaverile

ti suoneranno una ballata col fruscio delle complici foglie

Chiama gli alberi per nome

non sentirai la mancanza degli altri esseri umani.

dadaFra

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Il condominio verde

La signora Giovanna fu assunta come portinaia al civico 23 di via Massai nel 1978.

“Condominio verde”, questo il nome sulla targhetta applicata alla recinzione esterna di una palazzina di quattro piani, dove abitava con altre tre famiglie per piano di cui conosceva tutto o quasi.

Sì, la Giovanna, come la chiamavano i più anziani del palazzo, aveva la tipica curiosità dello stereotipo della portinaia.

Ogni giorno dal postino, riceveva la posta e prima di riporla nelle apposite cassette seguiva sempre lo stesso rito, gesti ormai naturali. Guardava il nome del destinatario, di cui conosceva vita morte e miracoli, pesava la busta con la stessa dedizione di un impiegato postale, poi girava l’involucro per capire chi fosse il mittente, memorizzato questi lo girava nuovamente per guardare il timbro postale sul francobollo. Non aveva finito. Usava entrambe le mani per vederne controluce, magari leggere, il contenuto dopodiché la busta finalmente poteva finire dentro la cassetta del destinatario.

Sì, la comare, come veniva chiamata dalla coppia arrivata da poco all’ultimo piano, gli Amoruso, curiosava tra i sacchetti della spesa posati per terra in attesa dell’ascensore e passava i prodotti con lo sguardo a mo’ di scanner del supermercato, uno ad uno.

A volte il Sig. Amoruso copriva la cima del sacchetto con il volantino del negozio per infastidirla, piccole soddisfazioni.

Sì, la Gazzetta, come la chiamavano i fratelli Lunata del secondo piano, sapeva tutto di tutti.

Ancor prima di loro, venne a conoscenza di uno zio malato e del perché si assentarono per tre settimane, destinazione Capannori, a casa del parente infermo. Il giorno della loro partenza lo seppero tutti nel condominio e non dai fratelli Lunata.

La signora Giovanna era sposata con Mario, suo marito mal sopportava i suoi comportamenti, mal sopportava le cene fatte di pettegolezzi su questo o quello, di piatti conditi con le notizie aggiornate sul primogenito, in terapia, dei Lucino del secondo piano. I Lucino, anche loro avevano un soprannome per lei: Stasi.

Mario era stufo di rientrare la sera nel loro appartamento al piano terra del condominio verde, accolto non da un saluto o un bacio ma dal bollettino giornaliero di quanto accaduto ai vicini.

Quando si conobbero, di Giovanna lo colpì il suo essere curiosa della vita, piena di sogni e desideri. Per questo se ne innamorò.

Un giorno Mario uscì con la scusa di andare a trovare un vecchio amico di passaggio in città: non tornò più.

Giovanna, la portinaia Giovanna, la comare, la Gazzetta, la Stasi si chiuse in casa, si mise in malattia per la pace dei condomini, i più anziani in cuor loro preoccupati, gli altri un po meno non abituati a questa tregua.

Giovanna non si capacitava di quanto accaduto, quindi Mario non scherzava, quando per anni le diceva che anziché vivere la sua vita, il loro amore, viveva la vita degli altri.

“Cosa staranno pensando tutti, staranno parlando sicuramente di me, ma come si permettono, impiccioni!”

In quei giorni in cui si chiuse in casa, uno dei fratelli Lunata sul marciapiede di fronte al portone venne fermato dal postino, il quale diede una lettera per la signora Giovanna.

Gennaro soppesò la busta, firmò la raccomandata della signora Giovanna, ammalata, e rispose che l’avrebbe consegna personalmente.

Salutò il postino, con la busta tra le mani, si guardò intorno, girò la busta per leggere il mittente: Studio Legale Amoruso via Pace, lo studio della giovane coppia di avvocati dell’ultimo piano, avvocati matrimonialisti e divorzisti, lo seppe quando si conobbero all’ultima riunione di condominio.

Rientrò subito, con un ghigno e suonò alla porta della gazzetta, nulla.. “Signora Giovanna, ho una busta per lei” dall’altra parte “La lasci sullo zerbino, sono ammalata, la prenderò dopo che andrà via”. “Va benissimo, la saluto tanto, si rimetta presto.” Piccola pausa, sggiunse con fare ironico ”e mi saluti suo marito Mario”.

Minuti di esitazione, Giovanna aprì la porta, prese la busta e si rinchiuse in casa e…

Il suo rito? Quei suoi gesti naturali scomparvero. Tremò insieme alla lettera tra le mani. Guardò ancora il suo nome, il suo cognome, si soffermò sul font elegante e professionale, sul suo indirizzo, poi sui volti del postino e di Lunata.

Girò la busta e sbiancò, solo in quel momento capì cosa suo marito volle dirgli in tutti questi anni.

Chiuse gli umidi occhi, soppesò la lettera e la sua vita.

dadaFra

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The Madness of King George

George suffered bouts of mental instability that may have begun as early as 1765 and lasted until his death in 1820. In these bouts of insanity, George’s urine was brown or purple and he would literally run around the castle, seemingly losing all his senses. Obviously, this troubled the royal family, the court, and the political establishment.

Historians still don’t know what exactly caused George’s issues, but many think it might have been porphyria, a genetic disease.

dadaFra

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Trust, Fear, Desire

#Collage, white interior paint, glue, rice paper, #photo on canvas. #art #life #vita

35 x 50 cm..

Spesso sono le nostre paure più profonde a trattenerci dal raggiungere i nostri sogni e obiettivi che vogliamo realizzare nella vita privata o professionale.

Non abbiate paura della paura.

Solo affrontandola potete scoprire che nulla è impossibile da fronteggiare.

Siate vulnerabili e onesti con voi stessi, scoprirete quanto siete forti e abili nel riuscire ad ottenere ciò che desiderate nella vita…

Ho creato questo Collage in un momento della mia vita in cui avevo dubbi e domande a cui non seguivano risposte certe.

Era necessario rappresentare il salto che avrei dovuto fare per cambiare in meglio la mia vita.

Ci sono riuscito, ho scoperto cosa c’è dopo quel salto e ringrazio ogni giorno per essermi buttato.

Non rifugiatevi nelle comodità per paura di…..

se amate la vostra vita, fate quel piccolo o grande balzo, fatelo!

I sogni, i desideri non son fatti per rimanere in un cassetto chiuso.

Buona giornata

dadaFra

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dadaFra

#MixedMedia 2016 #dadaFra #art
41x25cm

Dear friend, I miss you

Immagine

Avere fretta o

Avere fretta

o fretta di avere.

Essere di fretta

o fretta di essere.

Hai fretta di arrivare, senza sporcarti, senza sacrifici, ansie e preoccupazioni nel considerare possibili fallimenti, delusioni, la sconfitta non è da te contemplata , non è di questo mondo, tantomeno del tuo.

La frenesia come un fattore genetico è nel tuo Dna, scorre nelle tue vene.

STOP.

No, non va bene. Qualcosa non và. BEEP Cambio una vocale.

Frenesia… frenosia…. Sì, che freno sia!

Fermati uomo, rifletti un attimo, la vita non è una corsa senza sosta, quello su cui viaggi non è un treno senza fermate, la destinazione la decidi tu, hai un abbonamento di viaggio a vita, di cui non conosci la durata, nessuno la conosce; puoi scendere e risalire infinite volte, devi scendere e risalire infinite volte.

Ogni fermata è un opportunità, un respiro offerto, una boccata d’aria, è più di un tiro di sigaretta; ti accorgerai che non è tanto importante raggiungere il capolinea, quanto fermarsi e scendere e vivere, vivere vivere e poi risalire. C’è sempre un treno ad aspettarti.

È già sera, dopo una giornata vissuta in fretta, torni a casa, ti fai una doccia, veloce ovviamente..

No, non và bene. Qualcosa non và. Dovrebbero costruire case e bagni con meno doccie e più vasche da bagno.

È già sera, ad aspettarti un divano, le tue serie tv preferite, surrogati di vite on demand, e davanti ad uno spoiler, ti arrabbi perché non vuoi sapere il finale, vuoi vivere ogni minuto di ogni puntata… gustarla, l’attesa, prima, la meraviglia, durante, il piacere dopo.

Hai spento la tv, abbandoni la vita di qualcun’altro e torni alla tua vita dove lo spoiler non ha più valore né significato, dove vuoi nuovamente tutto è subito, dove non concedi rispetto, dignità ed importanza ad ogni tuo respiro.

Perché è sempre la fretta di fare e di arrivare che comanda, non godere dei momenti e della sostanza delle cose.

È tardi, devi dormire, perché tra poco, tra poco?

Beep beep. Beep beep. Beep beep.

È già ora di alzarti.

dadaFra

(Ringrazio mio fratello Matteo @theophrastus_bombastuss per la sua originale rappresentazione del tempo)

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